Sottotitolo: Diario di progionia (1943-1945) Autore: Antonio Miceli Pagine: 134 Dimensioni: 15x21x0,7 cm Collana: Diary Numero: 1 Lingua: Italiano ISBN: 978-88-95031-04-0 Costo: € 8,00 Genere: Diario privato Argomento: Storia - II Guerra Mondiale
E' trascorso più di mezzo secolo dal termine del secondo conflitto mondiale, ma i suoi orrori sono sempre vivi nel ricordo di coloro che, attori coatti di un’immane tragedia, li patirono. Nel dopoguerra, anno dopo anno, sono uscite sempre più numerose le pubblicazioni (libri-documento, memoriali, storie romanzate, ecc.) che in molteplici modi attestano la partecipazione, diretta o indiretta, dei loro autori nella storia recente. Io ritengo giusto ed educativo che, al di fuori e a completamento dei testi prettamente storici scritti dagli specialisti, la tematica della guerra sia stata e sia tuttora così ampiamente divulgata. Ben venga perciò quest’altro libro di guerra - o piuttosto di prigionia - scritto da Antonio Miceli; egli, a differenza di molti altri, da’ spazio, oltre che all’oppressione cupa che caratterizzava i Lager tedeschi, anche ad episodi di gentilezza, d’affetto e d’umana solidarietà. La qual cosa sembra suggerire che la natura umana (la sua socievolezza) - pur nel mezzo delle azioni più atroci - non arriva mai ad essere del tutto stravolta: neppure quando la feroce legge della sopravvivenza induca il singolo al più brutale egoismo. Sebbene l’ultimo conflitto abbia scatenato terrificanti eventi - lutti, stragi, distruzioni, crudeltà di torturatori, bestialità d’odio razziale, ecc. - i valori fondamentali dell’uomo si sono salvati: è questo, secondo me, il significato più profondo e meno appariscente, il valore più autentico che si può attribuire al libro di Antonio Miceli. Un’esperienza personale sui generis, che pur avendo come protagonista l’Io narrante, fa partecipi i lettori tramite il racconto di episodi minimi e all’apparenza insignificanti; una storia incalzante - quella del Miceli - che racconta in maniera pacata (e quasi impersonale) allo stesso tempo sia delle vicissitudini proprie, sia di quelle degli altri prigionieri e commilitoni, che come lui furono dolorosamente coinvolti nella tragedia della deportazione tedesca. Merito non piccolo del Miceli è l’aver saputo raccontare la propria esperienza con grande senso della misura, eludendo - per innato pudore - il facile effetto dell’enfasi: ciò anche quando in rapide notazioni evoca lo sfacelo della fine, con le SS che uccidono crudelmente i moribondi e i fuggiaschi e, nel contempo, cercano di reclutare altri uomini per un’ulteriore disperata resistenza; la narrazione, pur drammatica, non è truculenta, ma realistica. La componente realistica è comunque una delle costanti di questo libro: sia quando, ad esempio, gli aguzzini tedeschi mortificano la dignità umana dei prigionieri impedendo loro persino la privatezza delle funzioni fisiologiche, sia quando tocca il motivo psicologico di chi - sebbene in balia d’altri, nella facoltà di non potere decidere nulla per sé e pur sapendo perfettamente che il luogo cui è destinato (nell’allucinante viaggio in vagoni sigillati) è un Lager - prova tuttavia l’ansia di arrivare; l’arrivo darà la dimensioni concreta ai concetti astratti della paura, dell’incertezza e della disperazione. Tuttavia in quest’opera, che è un susseguirsi angoscioso di timori e d’incertezze, non mancano pagine di fisionomia tutta diversa: come quando viene descritta con vivezza di colori e con un pizzico di umorismo (che, pur dosato, non manca del resto in altre parti del libro) il rituale della festa di Ferragosto che si celebra nell’isola greca di Scarpanto, che il protagonista associa per analogia alle tradizioni proprie della sua Calabria. Leggi alcune pagine del libro Leggi la recensione su La Piazza, Calabria Ora e Tropeaedintorni.it
Sottotitolo: I miei ricordi Autore: Maria Rosaria Vallone Pagine: 110 Dimensioni: 15x21x0,7 cm Collana: Diary Numero: 2 Lingua: Italiano e dialetto calabrese ISBN: 978-88-95031-19-4 Costo: € 8,00 Genere: Diario privato Argomento: Parghelia (VV) negli anni '60
«…Un grande cancello in ferro battuto incardinato in due alte colonne imbiancate a calce era spalancato per accoglierci… Un lungo viottolo s’inerpicava dal cancello, ai lati ciuffi di gigli carnosi con le coppe rosa…». La campagna di Celestina primeggia incontrastata tra i ricordi dell’autrice, che non a caso sceglie di revocarla fin da subito attraverso il titolo del suo libro-diario. Un ricordo tra tanti, un luogo tra molti, o forse l’emblema del ricordo e il luogo per eccellenza dell’infanzia, nella cui doviziosa descrizione l’autrice indugia, non senza un evidente compiacimento, favorendo la visualizzazione di quanto raccontato e coinvolgendo emotivamente il lettore, anche grazie allo stile semplice e immediato della sua scrittura. Il trucco per godere appieno della lettura del libro di Maria Rosaria Vallone, scritto grazie agli altri e per gli altri, con la voglia di condividerlo e scevro di ogni ambizione letteraria, è lasciarsi cullare dolcemente dalle atmosfere paesane e familiari, farsi ricondurre mentalmente ai tempi e alle scene descritte, risentire quegli odori, quei sapori, quelle voci, che hanno “riempito” l’infanzia e l’adolescenza dei suoi coetanei, ma anche dei più giovani attraverso i racconti dei genitori e dei nonni. Il gusto dell’autrice per tutto ciò che ad uno sguardo poco attento può apparire futile e privo d’importanza, per le cose quotidiane, per i piccoli particolari, ne denota l’indubbia sensibilità d’animo e l’amore autentico per la famiglia, per le tradizioni e per il dialetto della sua terra, per il suo paese e per la sua gente, tutti inevitabilmente fonti d’ispirazione del presente lavoro.
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Autore: Maria Antonietta Artesi Pagine: 185 Dimensioni: 15x21x2 cm Collana: Diary Numero: 3 Lingua: Italiano ISBN: 978-88-95031-41-5 Costo: € 10,00 Genere: Diario privato Argomento: Capo Vaticano
Sono un ragazzo di Calabria e dalla Calabria non son mai andato via. Mai con il cuore, mai con la mente. Dinnanzi ai miei occhi il mare dello Stretto. A volte limpido, immobile, trasparente, quieto. A volte increspato, buio, agitato contro i lembi di una terra così offesa, quasi a volerla scuotere. Quasi a volerla ammonire severamente. Onde di scapaccioni. Perché la natura con la Calabria è stata generosa e amorevole. Chilometri di incontaminate coste dallo Ionio al Tirreno, incantevoli montagne dall’Aspromonte alla Sila. Patrimoni inestimabili e vilipesi dalla noncuranza. E che hanno ingenerato in me il convincimento di tornare in politica dopo quarant’anni. Per tutelare, per dar voce a quella terra da dove non sono mai partito. Da dove mi sono spostato soltanto con il corpo. Rivendicandone con orgoglio l’appartenenza, in ogni angolo del mondo. Noi ragazzi calabresi sappiamo che abbandonare la Calabria è impossibile. Il distacco fisico non può dirsi addio. Piuttosto un arrivederci pieno di speranza. Il legame con le radici non si spezza. Resta un vincolo imprescindibile. La terra nel cuore, il libro di M. Antonietta Artesi, mi ha riportato indietro a ritroso nel tempo in un piccolo viaggio della memoria. La nostra cultura mediterranea, le tradizioni conterranee, il sapore delle pietanze familiari, il profumo del gelsomino.
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Sottotitolo: una storia per smettere Autore: Antonio Miceli Pagine: 110 Dimensioni: 15x21x0,7 cm Collana: Diary Numero: 4 Lingua: Italiano ISBN: 978-88-95031-49-1 Costo: € 8,00 Genere: Diario privato Argomento: Sigarette e vizio del fumo Una storia vera. Il racconto di una conquista importante, quella dell’indipendenza dal vizio del fumo. Esempi e mezzi per risolvere un problema che fin dal lontano passato è stato, per il protagonista della vicenda, motivo di afflizione e di disperazione. Aiutato da un’improvvisa reazione egli, in un momento eccezionale, troverà le basi per una spietata lotta contro se stesso nella quale assumeranno molta importanza le testimonianze attinte dal passato.
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